Il comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole è nato dalla fusione di due realtà amministrative distinte. La sede condivisa del Municipio venne autorizzata con Decreto Reale nel 1925.
Terra del Sole è un’antica città fortezza fondata da Cosimo I De Medici granduca di Toscana (figlio di Giovanni dalle Bande nere) nel 1564. Il progettista fu l’urbinate Baldassarre Lanci, l’architetto artista e scienziato che trovò nella “città ideale” di Terra del Sole il proprio gioiello architettonico. Sulla centrale piazza d’Armi, verso la quale convergono le strade dei rioni, si affacciavano gli edifici pubblici e padronali, mentre le 38 abitazioni realizzate, delle 64 previste dal progetto, furono costruite in due dei borghi all’interno della magnifica fortificazione. Terra del Sole, ultimo baluardo toscano prima del confine con il territorio forlivese dello Stato pontificio, sarà Dogana, capoluogo della Provincia, sede del Tribunale e sede del Commissariato Granducale che fu qui trasferito da Castrocaro nel 1578. A Terra del Sole rimarrà fino al 1784, quando la provincia sarà abolita.

Castrocaro, denominata Salsubium dai Romani per la notevole presenza di acque salse, ma anche Castrun Cari o Castro Cario, la troviamo citata da Dante Alighieri nel Canto XIV del Purgatorio. Del castrum si parla già nel XI secolo. Nel 1403 papa Bonifacio IX la vendette, assieme a tutto il territorio circostante, alla Repubblica di Firenze per la quale divenne sede di organi militari e di governo. Dopo la costruzione di Terra del Sole, l’importanza di Castrocaro ebbe un veloce declino. L’antico “capoluogo” divenne infatti un borgo rurale. L’inizio della rinascita, fino al ruolo di protagonista tra le stazioni termali d’Italia, porta la data del 1830. In quell’anno il professore fiorentino Antonio Targioni Tozzetti scoprì casualmente che nell’acqua raccolta in località “Cozzi”, era presente una dose non indifferente di Jodio e Bromo, e ne intuì subito la facoltà terapeutica.
Terra del Sole e Castrocaro facevano parte della cosiddetta Romagna Toscana. Fu Benito Mussolini, nel 1923, a volere che l’intero territorio toscano al di qua della cresta appenninica tornasse ad essere forlivese. In tal modo imbastì un’operazione che avrebbe reso la provincia in cui lui era nato più importante e prestigiosa. Una provincia che avrebbe potuto vantarsi di possedere le sorgenti del Tevere: il fiume sacro di Roma. Castrocaro, forte del nuovo sviluppo termale, cominciò a pretendere il trasferimento della sede comunale. Terra del Sole, ovviamente, la pensava diversamente. La nuova sede del comune fu così realizzata in un luogo equidistante fra i due centri contendenti.
Il primo stabilimento termale di Castrocaro sorse ufficialmente il 1 Giugno 1851. Per assistere alla nascita del primo nucleo degli attuali stabilimenti fu però necessario attendere l’intraprendenza di Aristide Conti, giovane nobile che, dopo aver commerciato, grazie ad un brevetto del 22 Maggio 1871, pani di sali salso-bromo-iodio-litiosi, nel 1884 realizzò uno stabilimento termale con annesso parco. Il complesso era collegato alle fonti attraverso tubazioni che alimentavano i bagni e le fontane. Di questa prima fase, ampiamente revisionata in periodo successivo, resta ancora oggi in opera il “Tempietto delle Acque”.

Fra i tanti eccellenti ospiti, le Terme Conti avevano come assidui frequentatori molti componenti della famiglia Mussolini. Preso atto però delle difficoltà economiche dell’allora “Società Terme”, nonché di questioni di tipo politico in capo ad alcuni membri della famiglia Conti, Mussolini carezzò l’idea di fare del comparto una proprietà statale e di restituire un centro esclusivo all’aristocrazia e all’alta borghesia. Soprattutto, però, voleva legare le Terme di Castrocaro al proprio nome. I problemi finanziari, l’allontanamento forzato dei fratelli Conti dalle strutture locali del partito fascista e la sopravvenuta preponderanza azionaria dell’INA, indussero il Governo a mettere in liquidazione la “Società delle Terme”, che in quel momento era ancora di proprietà della famiglia Conti (R. Decreto, L.09/07/1936 n.1665), e a procedere alla demanializzazione dei beni costituenti il compendio dell’Azienda Termale di Castrocaro. L’operazione venne formalizzata adducendo come motivo la “necessità assoluta ed urgente di provvedere alla sua sistemazione nel pubblico interesse”. Con legge n.11 del 04/01/1937 la gestione dei beni venne pertanto affidata al Ministero delle Finanze, Direzione Generale del Demanio. Castrocaro, al momento della demanializzazione, possedeva strutture ricettive di buon livello ed uno splendido parco esteso per otto ettari, ricco di essenze pregiate e magnificato dalla stampa. Lo Stabilimento Termale possedeva quaranta camerini per bagni, diciotto per fangature e reparti per inalazioni e irrigazioni, ed un servizio di massaggi.

Il piano governativo che venne prontamente elaborato (1936-1937), prevedeva la costruzione di tre fabbricati, ritenuti fondamentali alla costruzione della Città Termale: lo Stabilimento Balneare, il Grande Albergo, il Padiglione dei Divertimenti, “concretando superiori direttive per la valorizzazione di quella importante stazione in terra di Romagna”. Grazie allo sviluppo termale, Castrocaro sviluppò nel tempo una consistente qualità e quantità ricettiva, commerciale e turistica.

Oggi, grazie a corposi investimenti di privati, il complesso delle Terme di Castrocaro è un centro all’avanguardia nel benessere e nelle cure termali, poliambulatorio medico accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale e un centro di riabilitazione.




















































































