marino

Villa Perelli

Nome attuale: Residence Touring
Nome originale: Villa Perelli

Città: Cervia
Frazione: Milano Marittima
Indirizzo: viale Giacomo Matteotti n.90

Anno di realizzazione: 1940-1941
Progettista: ing. arch. Mario Cavallè
Committenza: Guglielmo Perelli
Stile architettonico: Razionalismo con caratterizzazioni Decò – Eclettismo moderno

Interno visitabile: no
Note: Si differenzia per originalità dei prospetti da tulle le ville novecentesche di Cervia e Milano Marittima

Villa Perelli, poi Residence Touring. Milano Marittima (Cervia)

La bellissima “villa Perelli” fu realizzata nel 1940 dall’ingegnere e architetto milanese Mario Cavallè per il ricco industriale Guglielmo Perelli. Cavallè fu uno dei maggiori progettisti italiani di sale cinematografiche. La sua originalità diede vita a progetti sperimentali anche nell’ambito dell’edilizia abitativa come nel caso delle “Case Igloo” e delle “Case a Fungo” nel quartiere Maggiolina a Milano. Nella “villa Perelli” di Milano Marittima il progettista fece dialogare diversi stili architettonici creando un Eclettismo “moderno” di grande effetto. E’ presente il Razionalismo nelle forme e nell’uso dei materiali, il Decò per l’inserimento delle particolari colonne e del portale, e il Classicismo per le linee generali.
La villa, immersa nella pineta, era spesso teatro lussuose serate di gala. La sua sofisticata immagine ha dato vita a numerose leggende legate alla sua frequentazione, tra le altre quella di Mussolini ospite nella preziosa sala da pranzo pavimentata di marmo giallo per una gustosa tagliatella al ragù. La villa fu presentata sulla rivista “L’Architettura italiana” del giugno 1942. Dopo essere stata sede di uffici militari alleati e abitazione per sfollati, nel 1950 cambiò proprietario e divenne Residence Touring. Mantenne il tenore e l’eleganza delle origini proponendo feste sulle terrazze e partite di tennis sul campo privato.

Il Residence Touring, ex villa Perelli, in una cartolina degli anni ’50. Edizioni Barbanti Maria Bar tabacchi.

L’edificio può essere scomposto in due corpi. Un parallelepipedo verticale che contiene il corpo scale e i servizi su due piani e poi al terzo la villa vera e propria che si sviluppa in lunghezza su un ampio sbalzo aggettante a rotonda (m. 12×10) poggiato su cinque colonne il cui fusto rastremato in basso ricorda il modello egizio del fiore di loto. Il risultato è una struttura che si eleva, sospesa nella pineta, all’altezza delle chiome degli alberi, in cui Cavallé applica il motivo della rotonda che si troverà in molti altri suoi progetti.

Il Residence Touring, ex villa Perelli, in una cartolina degli anni ’50.

L’inserimento successivo di un corpo di fabbrica di quattro piani sul retro, ideato per la trasformazione in struttura ricettiva, se da un lato ha appesantito il complesso dell’edificio, dall’altro ha salvaguardato la percezione della parte anteriore. Sul fronte era presente un patio in cui il Touring aveva inserito un bar all’aperto. Oggi non è più presente. I danni del fortunale del 2019 che hanno causato la caduta di molti pini hanno mutato il rapporto della villa con l’ambiente circostante spogliando la struttura da una vegetazione che, causa l’abbandono dell’immobile, stava prendendo il sopravvento.

Piazza Della Repubblica

Nome attuale: piazza Della Repubblica
Nome originale: piazza Della Rivoluzione fascista

CittàTresigallo (FE)
Indirizzo: piazza Della Repubblica

Anno di realizzazione: 1937
Progettista: Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Modernista – Littorio con richiami a soluzioni razionaliste – Eclettismo

Interno visitabile:
Note: piazza Della Repubblica è inserita in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica

Piazza Della Repubblica, già Della Rivoluzione fascista, di Tresigallo.

Il termine “platea”, che deriva dal greco plateus: largo, spazioso e dal latino platea: piazza, interpreta esattamente l’essenza di piazza Della Repubblica (piazza Della Rivoluzione fascista nel ’37). La sua pianta a “D” ricalca infatti le geometrie dei teatri dove la platea rappresenta il luogo di accoglienza. Il plateus tresigallese nacque proprio con il duplice compito: di piazza e di platea teatrale.

Quando Edmondo Rossoni, discusso gerarca fascista, realizzò la nuova Tresigallo, collocò la “piazza maggiore” sul cardine portante della città. Nel cuore del nuovo centro abitato. La sagoma della grande area scoperta fu circondata da volumi residenziali che al piano terra offrivano una serie di negozi serviti da un moderno loggiato. Grazie alla sua conformazione la piazza ospitò numerose rappresentazioni teatrali e musicali che Rossoni non mancò di promuovere. La grande passione per la musica del potente fascista trovò appagamento anche nella costruzione per la propria città di un teatro, di una sala da ballo e, appunto, di una piazza la cui forma assecondava l’acustica.

Piazza Della Repubblica di Tresigallo. Particolare del loggiato.

Pochi accorgimenti stilistici non bastano per attribuire alla piazza un aspetto Razionalista. Il Moderno si legge, ma la scelta dei materiali, l’utilizzo importante di cornici, l’applicazione di alcune modanature in laterizio e la realizzazione di tetti a due acque, fanno rientrare il gruppo architettonico tra le opere legate alla tradizione. Saranno le fabbriche, nel loro ideologico compito di modernizzazione del piccolo borgo ferrarese, a portare la maggiore innovazione architettonica. I loggiati delle abitazioni sono caratterizzati da differenti pavimentazioni. Quelle in “marmetto”, presenti nel porticato curvilineo, vanno a identificare gli edifici che erano destinati ai dirigenti delle fabbriche, mentre quelle in cemento piastrellato caratterizzano verosimilmente i porticati delle abitazioni degli operai. Al momento della creazione la piazza fu arredata da una doppia fila di alberi e da una serie di lampioni che oggi sono stati riprodotti e ricollocati dal Comune.

Piazza Della Repubblica a Tresigallo. Parte del loggiato curvilineo.

Al centro dell’area è presente una bella fontana circondata da quattro giovani gazzelle in bronzo nell’atto di abbeverarsi. La simbologia, di difficile soluzione, appare però estranea a quella strettamente legata alla propaganda del regime. E a proposito di simbologia, va ricordato che il già citato cardine (oggi via Filippo Corridoni) trova origine dalla piazza e poi prosegue rettilineo fino a chiudersi sull’ingresso del nuovo Cimitero. Dentro quelle mura sacre Rossoni fece costruire il proprio mausoleo monumentale. Nel punto più a Nord.

La fontana di piazza Della Repubblica di Tresigallo.

Ex Ospedale

Nome attuale: Ex Ospedale
Nome originale: Colonia post Sanatoriale IMFPS (Istituto Nazionale Fascista Previdenza Sociale), poi Ospedale

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: piazzale Forlanini 5

Anno di realizzazione: 1938
Progettista: Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Modernismo, Littorio, con riferimenti al Razionalismo

Interno visitabile: no
Note: l’Ospedale è inserito in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica

L’ex Ospedale di Tresigallo, già Colonia post Sanatoriale.

La lotta alla tubercolosi dell’Italia fascista fu una vera e propria “bonifica del popolo”. Fu una delle priorità che il regime si pose nel tentativo di eliminare le malattie endemiche che indebolivano la Nazione fascista. Se la Malaria fu combattuta con le bonifiche agrarie, alla Tubercolosi fu opposta l’assicurazione obbligatoria per i lavoratori dipendenti e la realizzazione di una propagandistica e consistente rete sanatoriale. Grandioso e imponente erano i termini che solitamente venivano attribuiti alle moderne costruzioni dell’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale. Anche l’edificio realizzato a Tresigallo, con le dovute proporzioni legate alle dimensioni della cittadina ferrarese, rispecchia tale immagine.

L’ingresso all’ex “Sanatorio” di Tresigallo visto dal piazzale Forlanini. Sulla destra l’edificio ex “Domus Tua”.

La Colonia post Sanatoriale di Tresigallo fu posizionata, come sempre accadeva per questo tipo di edilizia, in un luogo lontano dal centro, dove l’aria poteva essere più pura. Nel caso di questo cantiere esiste una richiesta di autorizzazione a costruire: porta la data del febbraio 1936. Il progettista è Carlo Frighi, l’ingegnere tresigallese che trasferì su carta lucida le idee architettoniche e urbanistiche di Edmondo Rossoni. Rossoni era il potentissimo ministro dell’Agricoltura: tresigallese, impegnato nella “rifondazione” della sua città natale da piccolo borgo a cittadina moderna e industrializzata. Il gerarca fascista operò finanziariamente a Tresigallo accaparrandosi finanziamenti e pilotando l’attività edilizia tramite la SERTIA, una società gestita da un suo vicino parente.

Uno dei vani scala dell’ex “Sanatorio” di Tresigallo.

L’edificio sanitario è uno dei più alti realizzati a Tresigallo e dispone di un certo fascino. Conta 5 piani fuori terra e un seminterrato. E’ collocato all’interno di un parco. Le attività di routine venivano svolte al piano terra dove si trovavano anche i laboratori e le cucine. Al piano interrato erano collocati i magazzini, mentre ai piani superiori erano distribuite le numerose camerate per i degenti. Nel grande complesso erano presenti anche sale ricreative e alcuni laboratori nei quali i malati a lunga degenza potevano eseguire alcune attività “lavorative”. L’immobile rimase attivo come ospedale fino al 1992. In seguito fu destinato a Casa di Riposo. L’edificio dimostra monumentalità e presenza istituzionale, elementi cari al regime soprattutto dopo il 1936, data della creazione dell’Impero fascista. La lettura del Moderno è chiara. Nel suo Ecclettismo evoluto l’immobile accoglie contemporaneamente lo stile Littorio: da cui deriva la monumentalità; elementi razionalisti: come finestre in ferro a nastro verticale, oblò, parti di tetto piano e tamponature in calcestruzzo armato; e la Tradizione: con il tetto a due falde in laterizio, marcapiani e cornici alle finestre. All’interno sono presenti vani scale dall’interessante disegno architettonico moderno.

.

Uno dei vani scala dell’ex “Sanatorio” di Tresigallo.

Campo Sportivo

Nome attuale: Campo Sportivo
Nome originale: Campo Sportivo

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: via Dello Sport n. 2

Anno di realizzazione: 1937 – 1939
Progettista: ing. Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Razionalista – Littorio monumentale

Interno visitabile: si
Note: il Campo Sportivo è inserito in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica
la scritta rossa è dipinta sulla parete

Il monumentale ingresso al Campo sportivo di Tresigallo.

L’ingresso del Campo Sportivo di Tresigallo ci trasporta, come un Cinegiornale in bianco e nero, alle monumentalità che il regime volle attribuire agli edifici pubblici dopo il 1936. In quell’anno, dopo le conquiste coloniali, Roma si trasformò da capitale del regno d’Italia a capitale dell’impero fascista. Il Razionalismo si fuse alla monumentalità creando un Classicismo semplificato che tanto piacque a Mussolini e ai gerarchi. E’ quello stile architettonico che vogliamo chiamare Littorio monumentale.

L’ingresso monumentale al “Campo Sportivo” di Tresigallo in una immagine del secondo dopoguerra.

Nella sua linearità e apparente semplicità l’accesso al “Campo Sportivo” di Tresigallo sprigiona una folta e colta simbologia. Innanzitutto la romanità vagheggiata dal duce: un’ispirazione esaltata dalla somiglianza con l’arco trionfale di Costantino del IV secolo. E poi la presenza garante e ammonitrice dello Stato fascista, il grande valore dello sport, la potenza dell’impero, la modernità. La pianta tondeggiante, che va ad assecondare la rotatoria stradale, vuole inoltre sottolineare l’accoglienza di un luogo dedicato ai giovani e all’esaltazione del fisico. Si tratta quindi di una costruzione dal grande valore rappresentativo. Non si può inoltre dimenticare che questa splendida struttura fu l’ultima che Rossoni riuscì a realizzare del personale “progetto” di rifondazione della città prima di essere licenziato dal duce dall’incarico di Ministro. Per questo, probabilmente, simboleggia più di altre il carattere personale del gerarca tresigallese. La sua posizione in un importante e frequentato snodo stradale ne sottolinea le intenzioni propagandistiche.

L’accesso al “Campo Sportivo” di Tresigallo.

Nello stesso volume della costruzione furono ricavati i vani per la biglietteria e per la gestione delle luci del campo. La struttura del colonnato e degli architravi è in calcestruzzo armato. L’esterno è nobilitato da lastre in marmo Travertino. La copertura è piana. Con il restauro le scritte “Campo Sportivo” è “Cassa” sono state colorate di rosso direttamente sulla pietra come nella versione originale.

Domus Tua

Nome attuale: (appartamenti privati)
Nome originale: Domus Tua (sala da ballo)

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: viale Giuseppe Verdi n. 30

Anno di realizzazione: 1937
Progettista: geom. Orlando Mezzadri e ing. Carlo Frighi
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Razionalista/Littorio

Interno visitabile: no
Note: la Domus Tua è inserita in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica
rivestimento in mattoni greificati.

La ex “Domus tua” di Tresigallo in una immagine moderna.

Tre fasci littori posti sull’entrata principale accoglievano i tresigallesi e gli abitanti dei paesi vicini che arrivavano alla “Domus Tua” per ballare. L’edificio fu infatti per molti anni il luogo destinato alla musica più famoso e frequentato della zona. Fu collocato sulla piazza Risorgimento in angolo con viale XXVIII ottobre (data della marcia su Roma) e gli fu assegnato un fronte a pianta rotondeggiante in accompagnamento al tracciato della rotatoria che sulla stessa ellisse accoglieva la Scuola elementare e il coreografico ingresso al Campo sportivo. Sul fronte la torre littoria testimoniava la dominante presenza del partito Fascista nella vita di ogni giorno, anche nei momenti di svago. La sala da ballo confinava con l’albergo “Domus tua”, attuale casa di riposo per anziani. Di frequente i due locali collaboravano nella gestione di matrimoni e ricevimenti.
Dal 1942 le sue sale furono utilizzate come centro di accoglienza dei feriti. Negli anni ’90 un incendio distrusse la sala da ballo. Sull’area di risulta e sul terreno retrostante fu costruito il moderno edificio residenziale ora presente. Recentemente l’immobile ha ospitato anche un B&B.

La sala da ballo “Domus tua” di Tresigallo (a sx) in un’immagine d’epoca. A destra la “Scuola elementare”.

Inizialmente disegnata dal geometra Orlando Mezzadri nella metà degli anni ’30, la “Domus Tua” fu in seguito perfezionata da Carlo Frighi, l’ingegnere locale più importante. Per lui, tecnico favorito di Edmondo Rossoni, ci fu il compito di dirigere la nascita della nuova città e di progettare la quasi totalità degli edifici pubblici. L’interessante progetto porta un disegno in stile Razionalista arricchito però da cornici e modanature. L’immobile ospitò il bar-caffetteria, alcune camere-pernottamento, l’appartamento del custode, gli spazi di servizio e la sala da ballo. Sul retro era presente un’area per gli eventi estivi. La torre accolse le scale per il piano superiore, ma la sua notevole altezza propone un significato essenzialmente simbolico-rappresentativo.

La ex “Domus tua” di Tresigallo. Prospetto su via Del Mare.

La struttura portante è in mattoni. Tra i materiali riscontriamo la pietra, il legno delle scale di servizio, il calcestruzzo armato. Il latero-cemento per i solai. L’esterno presenta un interessante rivestimento in mattoni greificati che simulano la ceramica. I vetri delle finestre in origine erano opalini.

Asilo il Prato

Nome attuale: Asilo nido il Prato
Nome originale: Casa della Madre e del Bambino

Città: Cesena
Frazione: ambito urbano
Indirizzo: viale Carducci 65

Anno di realizzazione: 1937
Progettista: Municipio di Cesena – Ufficio tecnico
Committenza: Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI)
Stile architettonico: Razionalista

Interno visitabile: no
Note: sulla facciata è ancora visibile la traccia della scritta CASA DELLA MADRE E DEL BAMBINO

L’ex Opera Nazionale Maternità e Infanzia, oggi “Asilo Il Prato” di Cesena.

L’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI) era un ente assistenziale nato durante il regime fascista grazie ad una Legge del 1925. Fu fondato per la tutela e la protezione di madri e bambini in difficoltà. Il programma dell’ONMI, teso tra l’altro ad attenuare l’alto tasso di mortalità infantile, prevedeva che in ogni comune sorgessero un consultorio materno e un ambulatorio ostetrico per visite e i controlli e che fossero realizzati asili nido per l’assistenza ai bambini. L’ente, divenuto “inutile”, fu sciolto nel 1975. I suoi compiti passarono ai servizi di assistenza sanitaria e il patrimonio fu trasferito alle provincie e ai comuni.

ONMI, la Casa della Madre e del Bambino di Cesena. Immagine del 1937.

A Cesena la costruzione della “Casa della Madre e del Bambino” iniziò nel 1937. Fra le più alte e più nobili realizzazioni del Regime – scrive il propagandistico giornale fascista locale – la protezione della maternità e dell’infanzia è forse quella che tocca più direttamente il cuore del popolo. Ciò, precisa “Il Popolo di Romagna”, è ancora più vero in città come Cesena in cui la manodopera femminile trova largo campo d’impiego. Il terreno per l’edificazione fu donato dal Comune.

La scritta “Casa della Madre e del Bambino” ancora visibile sulla facciata dell’asilo Il Prato di Cesena.

Il progetto, realizzato dall’Ufficio tecnico comunale, segue lo stile Razionalista. Nel tempo sono state apportate alcune modifiche, nonostante ciò è ancora facilmente riconoscibile la struttura originale. Il tetto piano è stato sostituito con una copertura a due falde e sul lato Ovest è stato realizzato un ampliamento. Sulla facciata principale è ancora visibile la traccia della scritta “CASA DELLA MADRE E DEL BAMBINO”. Le lettere in rilievo furono staccate non prima degli anni Settanta.

Ex Casa del Popolo e del Lavoro

Nome attuale: Ex Casa del Popolo e del Lavoro
Nome originale: Casa del popolo “Derno Varo” e Camera del Lavoro “Luigi Cacciatore”

Città: Cesena
Frazione: ambito urbano
Indirizzo: viale Carducci, 79, 81

Anno di realizzazione: 1948
Progettista: Nando Giuliucci (socio della Casa del Popolo)
Committenza: Cooperativa Casa del Popolo di Cesena
Stile architettonico: Novecentista con richiami al Razionalismo

Interno visitabile: Su richiesta
Note:

La ex Casa del Popolo e del Lavoro di Cesena, già Casa del popolo “Derno Varo” e Camera del Lavoro “Luigi Cacciatore”
La “Camera del Lavoro” di Cesena in un’immagine degli anni Ottanta.

La Casa del popolo “Derno Varo” e Camera del Lavoro, oggi palazzina Unipol, possiede una storia chiaramente in antitesi col fascismo. Nonostante sia stata realizzata nel secondo dopoguerra, il suo disegno architettonico richiamava però linee riconducibili ad uno stile Novecentista e Littorio cari al regime.
Nell’area dove sorge l’edificio, fino alla Seconda guerra mondiale era presente una casa di proprietà privata. Nel 1929 era di proprietà della Società Popolare Edilizia Cesenate. Nell’immediato dopoguerra simpatizzanti e aderenti al Partito Comunista Italiano acquistarono il fabbricato per realizzare un circolo. Nel 1948, grazie al lavoro volontario e a sottoscrizioni, fu completato il primo piano e la predisposizione al secondo. La Casa del Popolo, organizzata in cooperativa, ospitava una sezione del PCI e un circolo della FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana)

Inaugurazione della “Camera del Lavoro” di Cesena. 1952.

Nel 1952 l’incompleto piano superiore fu ceduto alla Camera del Lavoro che ne ultimò i lavori. Il 29 giugno inaugurò i propri locali alla presenza del segretario nazionale Giuseppe Di Vittorio e di quello provinciale Quinto Bucci. Dal 1954 la struttura divenne anche sede del Comitato comunale del Pci. L’aspetto attuale dell’edificio è dovuto ad una ristrutturazione recente. L’intervento, pur lasciando inalterato l’aspetto volumetrico, è andato a modificare il disegno della facciata. Sono state eliminate le finestre dei corpi laterali e sono state sostituite quelle a nastro verticali della parte absidale con infissi a vani singoli. E’ stato eliminato il caratteristico balcone al primo piano che svolgeva anche la funzione di tettoia d’ingresso. Sono inoltre scomparse tutte le cornici alle finestre spingendo l’aspetto attuale dell’edificio verso un più pulito e piacevole Razionalismo.

Madonna delle Rose quartiere

Nome attuale: quartiere Madonna delle Rose
Nome originale: Borgo Cavour, zona Est

Città: Cesena
Frazione: ambito urbano
Indirizzo: area compresa tra corso Cavour e via Pola, tra viale Oberdan e Viale Carducci

Anno di realizzazione: 1912-1930 circa, ampliamento anni ’40 da via Pola fino a via Angeli
Progettista: ing. D. Angeli (Piano Regolatore 1876), ing. U. Belletti (varianti 1908-1910-1912) Ufficio Tecnico comunale
Committenza: Comune di Cesena
Stile architettonico: edifici in stile Eclettico e Liberty

Interno visitabile: quartiere di edilizia residenziale privata
Note: il nome del quartiere deriva da una chiesa in stile tardo Barocco ancora presente

Il nascente quartiere Madonna delle Rose sul Piano regolatore del 1883. Stralcio. Elaborazione grafica.
Il quartiere Madonna delle Rose nella Pianta topografica di Cesena del 1936. Stralcio. Elaborazione grafica.

Il pregevole quartiere Madonna delle Rose trova origine da uno studio urbanistico avviato nel XIX secolo. Si tratta di una pianificazione che ottenne notevole sviluppo già nella prima metà del Novecento.
La città di Cesena può vantare un progetto di Piano regolatore del 1873. Sono proprio di quell’elaborato tecnico, redatto dall’ingegner D. Angeli dell’Ufficio tecnico comunale, le prime pianificazioni territoriali oltre le antiche mura. Nello studio si nota una griglia a maglie regolari, parallela all’asse ferroviario, ubicata tra il centro storico e la ferrovia a ovest di Borgo Cavour. Con le modifiche apportate all’elaborato nel 1876 la “lottizzazione” venne estesa anche all’area a est di Borgo Cavour (il quartiere in esame). Il Piano, modificato più volte, fu adottato nel 1883 per essere poi ampliato nel 1885. Le sue varianti più significative sono del 1908, 1910 e 1912. In particolare nel 1908 furono rese edificabili alcune aree precedentemente a valenza pubblica. Rimase vigente fino alla Seconda guerra mondiale.

Una villetta del quartiere Madonna delle Rose.

Nel 1910 si osservano una griglia stradale più fitta della precedente e l’individuazione definitiva dei fabbricati scolastici lungo il viale Carducci. Stava nascendo il quartiere Madonna delle Rose, un’area che deve il proprio nome alla presenza dell’omonima chiesa in stile tardo Barocco. Con la variante del 1912 su progetto dell’ing. Belletti (capo dell’Ufficio Tecnico), si stabilirono con esattezza i tracciati di via Leonida Montanari, via Pietro Turchi, e furono subordinate le nuove concessioni per costruire. Gli interventi residenziali del nuovo insediamento vennero incentivati dall’Amministrazione talvolta attraverso cessioni gratuite di aree o sovvenzioni a fondo perduto.

Una villetta del quartiere Madonna delle Rose.
Una villetta del quartiere Madonna delle Rose.

Nel 1922, su “Cesena, rivista mensile del Comune”, l’ingegner Belletti descrive con orgoglio l’area di Madonna delle Rose affermando che la vasta zona del piano regolatore, compresa tra il Viale Carducci e la linea ferroviaria, col suo nuovo reticolato di strade alberate, larghe, fiancheggiate da comodi marciapiedi, restò destinata alle nuove fabbriche e in parte ne è già coperta. In essa si alterneranno le casette linde, civettuole dell’edilizia, contornate da aiuole e fiori. Ancora oggi il quartiere, che presenta una bella gamma di villette del Novecento, risulta particolarmente ambito.

Madonna delle Rose, la chiesa Tardo Barocca da cui deriva il nome del quartiere. 1915 – 1920.

Casa del Merletto

Nome attuale: Circolo culturale
Nome originale: Casa del Merletto o Casa del Ricamo, poi Circolo Amici

CittàTresigallo (FE)
Indirizzo: viale Giuseppe Verdi n. 18

Anno di realizzazione: 1935
Progettista: Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: SERTIA
Stile architettonico: Modernista – Littorio con richiami a soluzioni razionaliste – Eclettismo

Interno visitabile: su richiesta
Note: la Casa del Merletto è inserita in un percorso dedicato in questa guida vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica

La “Casa del Merletto” di Tresigallo. Nel dopoguerra Circolo Amici.

In via XVIII ottobre (data della marcia su Roma) sul fronte di quello che oggi è viale Giuseppe Verdi a Tresigallo, durante il Ventennio furono costruiti numerosi edifici pubblici. Tutti portano uno stile che rimanda alle scelte architettoniche caratteristiche del periodo. I prospetti, quasi sempre suggeriti dal ministro dell’Agricoltura Edmondo Rossoni, furono nella maggior parte firmati da Carlo Frighi, l’ingegnere di fiducia del potente gerarca tresigallese. Troviamo la Scuola Elemetare, la Caserma dei Regi Carabinieri, la “Scuola del Merletto”, il famoso portico che conduce a piazza Italia, l’albergo Italia, la casa della Madre e del Bambino, l’albergo Domus Tua, la sala da ballo Domus Tua e, a chiudere la quinta, il Campo Sportivo con il monumentale ingresso. Nell’operazione di ammodernamento e industrializzazione del vecchio borgo ferrarese, il potente ministro spinse per accelerare i tempi di completamento dei lavori degli edifici pubblici e degli interventi urbani. Era consapevole, Rossoni, che l’opera di rifondazione della città, lontana dalle approvazioni di Mussolini e dello Stato, non sarebbe durata a lungo. E che le ingenti somme da lui procurate sarebbero venute a mancare. E così fu.

Iniziata nel 1934 e terminata nel ’35, la “Casa del Merletto” fu uno dei primi edifici realizzati a Tresigallo. Doveva essere la sede di una scuola di cucito per le ragazze madri e disoccupate, un luogo pensato per offrire opportunità didattiche propedeutiche all’inserimento nel mondo del lavoro. Fu di proprietà della SERTIA, la società fondata dallo zio di Rossoni per gestire i flussi finanziari, le costruzioni e gli espropri dell’enorme “cantiere Tresigallo”. Interessante è la presenza simile e complementare, appena oltre la strada, della “Casa della Madre e del Bambino” dell’ONMI. Il prospetto della “Casa del Merletto” appare legato a molti aspetti costruttivi tradizionali e il tentativo di risolvere l’esigenza di modernità viene parzialmente risolto con l’utilizzo di due pesanti torri cilindriche. Alla torre di destra è stata applicata una finestra a nastro verticale in ferro che richiama il Razionalismo e nello stesso concetto troviamo l’assenza di cornici nelle aperture del primo piano e la leggerezza delle piccole tettoie a sbalzo in calcestruzzo armato degli ingressi. Il tetto è però a due falde in materiale tradizionale. La conformazione delle coperture delle due torri viste dall’alto ricordano quelle di un piccolo castello e trasportano di fatto l’edificio in un ambito legato all’Eclettismo. Sulla torre di sinistra trova posto il balconcino/arengario, mentre quella di destra contiene la scala che porta all’unico piano superiore. Nel dopoguerra l’immobile fu acquistato del Circolo Culturale Amici che ne fece la propria prestigiosa sede. Attualmente è vuoto.

La struttura portante è in laterizio e i solai sono in latero cemento. Il tetto a falde è coperto in cotto. Ricorrente nei pavimenti è la Palladiana.

S. Apollinare e portico

Nome attuale: Chiesa di Sant’Apollinare
Nome originale: Chiesa di Sant’Apollinare

CittàTresigallo (FE)
Indirizzo: piazza Italia n. 10

Anno di realizzazione: XII secolo, facciata settecentesca, restauro stilistico 1937
Progettista: Carlo Frighi (restauro)
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Classicismo

Interno visitabile: si
Note: S. Apollinare e il portico sono inseriti in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica.

La chiesa di S. Apollinare e il portico di piazza Italia a Tresigallo.
La facciata della chiesa di Tresigallo.

Il nucleo più antico di Tresigallo è rappresentato dalla chiesa di S. Apollinare. La pieve, citata in documenti del XI secolo, giunse al Novecento con sembianze settecentesche, ma del suo disegno stilistico oggi non troviamo praticamente nulla. Gli interni sono stati modificati negli anni Sessanta, ma già nel 1937 l’immobile sacro fu oggetto di interventi sostanziali che ne stravolsero completamente la facciata, il sagrato e le aree limitrofe. Tale intervento fu pianificato da Edmondo Rossoni, potente ministro dell’Agricoltura, nell’ambito della sua opera di rifondazione della città di Tresigallo, e porta la firma dell’ingegner Carlo Frighi, tecnico di fiducia dello stesso gerarca fascista. Con l’intervento urbanistico del ’37 fu definita la fisionomia di piazza Italia realizzando, tra l’altro, il loggiato che oggi raffigura una delle strutture più rappresentative della città. Quel porticato realizzato in “moderno” stile Neoclassico ha contribuito a forgiare per Tresigallo il marchio turistico di “Città metafisica”.

La facciata della chiesa è stata completamente trasformata. E’ stata rivestita e le sono stati applicati un nuovo portale e alcuni bassorilievi che raccontano scene di vita del vescovo e martire Apollinare. Il loggiato è stato realizzato sul perimetro del sagrato addossandolo in parte all’edificio dell’asilo. L’elegante porticato prosegue con un interessante percorso curvilineo su via Giuseppe Verdi dove si affacciano alcune attività pubbliche. Alla sommità della struttura sono presenti significative formelle che nell’immagine contengono una vasta iconografia delle antiche attività produttive del territorio: la pesca e l’agricoltura, senza però tralasciare diversi aspetti legati alla guerra.

Particolare del fregio in formelle che sovrasta il loggiato di piazza Italia.

Sempre su piazza Italia si affaccia l’Asilo infantile, un edificio costruito nel 1926 utilizzando parzialmente uno stabile esistente. Anche l’asilo fu rivisitato nello stile con l’intervento urbanistico del ’37. Di estremo interesse è il terrazzino che sostiene a uso di parapetto un altorilievo a comporre il “Sacrario ai Caduti”. La scritta sottostante recita: Il sacrificio degli Eroi arde perenne. Completano l’impianto iconografico la data del XIV EF (1936) delimitata da due gladi e alla sommità dell’ingresso/torre littoria un libro aperto è affiancato da due pale da lavoro e da due fucili.

Palazzo degli Uffici

Nome attuale: Palazzo degli Uffici
Nome originale: Palazzo Dandini poi Palazzo degli Uffici

Città: Cesena
Frazione: centro storico
Indirizzo: corso Mazzini 58, corte Dandini 9, 11, 13

Anno di realizzazione: fine anni Venti
Progettista:
Committenza: pubblica per la realizzazione degli Uffici
Stile architettonico: riconduzione ad uno stile moderno/Razionalista

Interno visitabile: in parte
Note: riporta la scritta originale PALAZZO DEGLI VFFICI

Il Palazzo degli Uffici di Cesena.

Per collocare nei luoghi significativi della città gli immobili che maggiormente rappresentavano lo Stato fascista, il regime non esitò ad espropriare antichi edifici del centro per poi abbatterli inesorabilmente. Nello spazio liberato dal “piccone demolitore”, vennero eretti nuovi edifici moderni e imponenti. Estranei al tessuto urbano esistente. Dissonanti. Solo in qualche caso l’equilibrio delle facciate venne “rispettato” grazie ad interventi di ristrutturazione che adattarono gli edifici esistenti alle esigenze di rappresentanza. Questo accadde parzialmente anche a Cesena dove un palazzo nobiliare diventò la sede degli Uffici statali.

Il “Palazzo degli Uffici” di Cesena. 1937.

Alla fine degli anni Venti, in seguito ad una consistente ristrutturazione, l’antico palazzo Dandini diventò il “Palazzo degli Uffici”. Da quel momento ospitò il Catasto, il Registro e la Procura delle Tasse. In quegli anni anche la piazza subì notevoli modifiche. Infatti, nel novembre 1927, di fronte al Palazzo degli Uffici, fu inaugurato lo “Stabilimento Bagni e Albergo Diurno” che trovò posto nei sotterranei del palazzo Suzzi, un immobile demolito per aumentare la superficie di piazza Del Duomo di un centinaio di metri quadrati. La gestione dei bagni fu affidata all’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra.

Piazza Del Duomo, piazza Concordia, Piazza Pia, piazza Giovanni Paolo II, vista dalle finestre del palazzo degli Uffici. 1930 – 1935.
Prospetto e planimetria dei “Bagni”. Immagine acquerellata.

La facciata dell’antico palazzo Dandini, poi Palazzo degli Uffici, fu parzialmente rimaneggiata con l’inserimento di cornici che andarono a marcare le leggere ombre delle finestre ridisegnandone le altezze. Causa la precaria stabilità, già nel 1958 l’edificio necessitò di un importante consolidamento. Gli Uffici statali vennero pertanto trasferiti in un nuovo fabbricato.

 

Caserma Carabinieri

Nome attuale: Caserma Carabinieri
Nome originale: Casa Littoria –  Casa del Fascio

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: via Roma n. 48

Anno di realizzazione: 1937
Progettista: arch. Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Razionalismo

Interno visitabile: no
Note: la Caserma dei Carabinieri (ex Casa del fascio) è inserita in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica

La ex “Casa del fascio” di Tresigallo oggi “Caserma dei Carabinieri”.

La presenza dello Stato fascista garante e ammonitore si respira in ogni angolo della città “progettata” dal potente ministro Edmondo Rossoni. Ma è il viale Roma, già via Edmondo Rossoni e via Principale, a detenere il primato di architetture che si elevano per valore politico. Con un telegramma inviato ai prefetti nel luglio 1931 Mussolini ordinò che: Con l’inizio dell’anno decimo tutti i centri urbani dei Comuni debbano avere una via – non secondaria – col nome di “Roma”. E la “Casa Littoria” della Tresigallo fascista fu costruita proprio nel corso Roma, l’asse urbano delle funzioni pubbliche. La via delle parate e delle marce in camicia nera. Delle scenografie. Quel rettilineo si riempiva di rigidi schieramenti quando il potente ministro Rossoni arringava la folla dal balcone della “Casa del Fascio”.

Il bel disegno razionalista dell’edificio ” firmato” da Carlo Frighi, tecnico di riferimento della nuova Tresigallo rossoniana, presenta la dotazione abituale delle case del fascio. Parliamo della torre littoria e dell’arengario, elementi costruttivi imposti dall’esigenza del partito di vigilare, rappresentare e comunicare. Nello specifico Frighi li evidenziò con un accorgimento non proprio Razionale ma decisamente efficace: quello di nobilitarli esternamente con lastre di Travertino, in contrapposizione al restante intonaco. All’interno dell’edificio non manca la sala delle riunioni: si tratta di un grande vano ad abside che mostra un soffitto in vetro cemento sotto la cui ambientazione si consumarono anche cene e feste da ballo. Sono presenti uffici, servizi igienici e sale supplementari. Tutta la copertura è piana. L’interessante sfalsamento dei volumi dona all’immobile una naturale monumentalità. Oggi è la sede della caserma del Carabinieri. L’edificio spicca, come la maggior parte delle strutture restaurate nella Tresigallo attuale, per una studiata e riuscita colorazione delle facciate.

Affianco alla “Casa Littoria” troviamo un frammento di piacevole Futurismo. Si tratta dell’insegna che indicava la presenza del Bar Roma. Lo stabile che ospitava il bar è arretrato sulla strada rispetto alla più importante “Casa del Fascio”. In questo caso l’abbandono dell’immobile e quindi la mancanza di interventi edilizi nel secondo Novecento, ha determinato la salvezza dell’iscrizione in pietra. Sul lato opposto della strada si affaccia il cinema Teatro progettato da Frighi nel 1934. Oggi è il Teatro 900.

La famosa scritta “Bar Roma” nella omonima via di Tresigallo.
La galleria del cinema-teatro di Tresigallo. Particolare dell’arredamento.

Cimitero

Nome attuale : Cimitero
Nome originale: Cimitero

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: via Filippo Corridoni

Anno di realizzazione: 1934 – 1936
Progettista: geom. Gino Prampolini su idea di Edmondo Rossoni – Ugo Tarchi per il mausoleo Rossoni
Committenza: pubblica
Stile architettonico: Razionalismo – Classicismo

Interno visitabile: si
Note: il Cimitero è inserito in un percorso dedicato in questa guida
vincolo di Soprintendenza – rilevanza storico artistica
fa parte del circuito dei cimiteri storici e monumentali dell’Emilia Romagna

Il “Cimitero” di Tresigallo.

Nel 1934 Edmondo Rossoni, potente gerarca fascista di Tresigallo (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, 1932-35 e ministro dell’Agricoltura, 1935-39), volle spostare il cimitero della città per inserirlo nella trama della “sua” nuova Tresigallo. Per l’immobile sacro scelse una posizione strategica all’apice del cardine portante del nuovo progetto urbano, un’asse che toccava tre punti fortemente simbolici: le fabbriche, la piazza e, appunto, il cimitero. E fu esattamente al centro del cimitero che fece costruire il suo imponente mausoleo il cui nucleo fu un enorme braciere di marmo verde. Posizione strategica, appunto. Perché dalla nuova piazza “Della rivoluzione Fascista” (oggi piazza Della Repubblica), in fondo ad un rettilineo di qualche centinaio di metri, la fiaccola rappresentava il “nord”. Il progetto del mausoleo di Rossoni, che vediamo interamente ricoperto in travertino, è dell’architetto fiorentino Ugo Tarchi. Rossoni morì a Roma nel 1965 ma qui fu tumulato.

Il “Cimitero” di Tresigallo. Sullo sfondo il mausoleo di Edmondo Rossoni.

E‘ del geometra Gino Prampolini la firma sul disegno Razionalista (con chiari richiami al Classicismo) dell’intera struttura perimetrale del nuovo cimitero di Tresigallo. L’ingresso, in particolare, colpisce per l’impatto che determina la sua collocazione al termine del lungo rettilineo stradale e per l’aspetto “moderno” ed elegante. Nella progettazione, ispirata da Edmondo Rossoni, il tecnico si è calato nella dimensione propagandistica del regime creando una convincente “trifora” celebrativa. Il disegno dell’ingresso, posizionato al termine dell’asse prospettico che si prolunga dal centro della città, ha contribuito all’ideazione dell’efficace marchio di “Città metafisica” con cui oggi Tresigallo viene identificata nei circuiti turistici.
I tre fornici consentono l’accesso al “Cimitero” all’interno del quale trionfa, senza rivali, il mausoleo di Edmondo Rossoni. Dentro le mura è stata realizzata anche una chiesetta/camera mortuaria che in origine comprendeva il locale delle autopsie. Sulla facciata principale della chiesetta è presente un angelo in altorilievo. L’opera è di Enzo Nenci.

L’angelo sulla facciata del Cimitero di Tresigallo.
Il “Cimitero” di Tresigallo.

Il “Cimitero” di Tresigallo è entrato a far parte del circuito dei cimiteri storici e monumentali dell’Emilia Romagna. La Regione ha accolto la richiesta inviata dal Comune di Tresignana per il suo inserimento negli elenchi dedicati agli edifici e monumenti di rilevanza storico-artistica e valenza storico-culturale di luogo della memoria collettiva.

Il fòrnice d’ingresso del “Cimitero” di Tresigallo.

Cafioc

Nome attuale : Stabilimento ex Cafioc
Nome originale: Cafioc (Casa del Fiocco di Canapa)

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: via del Mare 50

Anno di realizzazione: 1935
Progettista: ing. Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: Cafioc
Stile architettonico: Razionalista

Interno visitabile: si
Note: edificio rappresentativo ma esteticamente compromesso
CAFIOC è inserita in un itinerario dedicato in questa guida

Immagine da sostituire Il fronte della Cafioc come si presenta oggi

L’Italia vanta un’antica tradizione nell’uso della Canapa per fini tessili, per la realizzazione di corde e per la produzione di carta. Il prodotto nazionale superò per quantità e qualità quello di altre nazioni europee e divenne importantissimo nell’economia italiana. L’Emilia Romagna fu una regione fondamentale nella produzione della Canapa tessile e in particolare il territorio ferrarese interpretò un ruolo di primissimo piano nella sua coltivazione. Con la guerra d’Etiopia del 1935, l’imposizione delle “sanzioni” da parte della Società delle Nazioni e il conseguente avvio del periodo autarchico, alla Canapa fu richiesto di sostituire massicciamente il Cotone per evitarne l’importazione.

immagine da sostituire

La fabbrica Cafioc (Casa del Fiocco di Canapa), che faceva capo ad una società con sede a Roma, avviò a Tresigallo la produzione di fiocchi di Canapa (da notare l’accostamento figurativo ai fiocchi del Cotone) nel 1935. La sua collocazione nella scacchiera urbana della città fu particolarmente rappresentativa. Fu infatti costruita alla base del cardine portante della nuova città industriale concepita dal ministro tresigallese Edmondo Rossoni. Si tratta di un percorso rettilineo ricco di simbologie che, partendo proprio dalla fabbrica, attraversava piazza Della Rivoluzione (piazza Della Repubblica) fino a raggiungere il nuovo cimitero dove ancora oggi troneggia il grande mausoleo che lo stesso Rossoni si fece costruire. Negli anni immediatamente successivi furono realizzati altri opifici “autarchici” operanti nel settore della Canapa come la CELNA (Cellulosa Nazionale) che lavorava i residui della Canapa macerata, il Consorzio Nazionale Produttori Canapa, la MALICA (Manifattura Lino e Canapa) o la SAIMM che produceva macchine agricole.

Il prospetto principale della fabbrica “Cafioc” di Tresigallo.

Con una facciata estremamente semplice e un disegno di marca Razionalista, l’immobile coglie l’essenza della modernità e della rappresentazione simbolica. Le parti rialzate e in particolare la torre centrale, sono infatti in grado di richiamare uno dei modelli patrocinati dal regime fascista. Il progetto è firmato dall’ingegner Frighi, tecnico di fiducia del ministro Rossoni, ma l’idea è del gerarca stesso. Il cemento armato, anche se alternato al più tradizionale laterizio, ancora oggi rappresenta l’elemento decorativo e strutturale dell’edificio secondo le interpretazioni estetiche contemplate dal Razionalismo. Il disegno originario è però molto compromesso. L’abbattimento della torre, la creazione di terrazzi e le imbiancature esterne sottraggono sottrarre all’attenzione del visitatore una delle fabbriche simbolo di Tresigallo. Oggi contiene numerose attività artigianali.

Calefo

Nome attuale : Hub Calefo
Nome originale: Calefo (Consorzio Agrario Lavorazione Esportazione Frutta Ortaggi)

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: piazza Del Popolo

Anno di realizzazione: 1935
Progettista: ing. Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: Calefo
Stile architettonico: Razionalista

Interno visitabile: si
Note: la CALEFO è inserita in un itinerario dedicato in questa guida

La fabbrica “Calefo”, oggi Hub Calefo, dopo i restauri effettuati dall’Amministrazione comunale.

Attorno alla novecentesca città di Tresigallo, rifondata dal ministro Edmondo Rossoni, correva una cintura edificata di fabbriche e attività commerciali capace di dare al piccolo e povero borgo di pescatori e agricoltori una nuova identità “industriale”. Tra i primi stabilimenti che andarono ad insediarsi nel territorio ci fu CALEFO, il Consorzio Agrario Lavorazione Esportazione Frutta Ortaggi che basava l’attività sulla raccolta e selezione della frutta da esportazione.

Progetto CALEFO, prospetto principale.

Lo stabilimento era composto da due edifici, collegati tra loro da un corpo di minore altezza, che andavano a formare l’angolo tra piazza Del Popolo e via Delle Venezie. La parte su via Delle Venezie era destinata alla vera e propria lavorazione. La frutta veniva selezionata e confezionata in cassette pronte per il trasporto. L’edificio di lavorazione si propone con un aspetto “tradizionale”: la struttura è realizzata in cotto e il tetto classico a due falde è ben visibile.

L’edificio di rappresentanza era quello sul piazzale. Ad esso fu destinato un moderno disegno a prevalente matrice Razionalista. Interessante e di facile lettura. La struttura in calcestruzzo armato e i pilastri intonacati vanno a formare evidenti modanature che scandiscono le tamponature/ombre dando vita a profondità e contrasto. La parte alta della facciata nasconde il tetto a due acque creando una simulazione di copertura piana. Le finestre sono ampie. L’immobile conteneva il punto vendita della CALEFO, il relativo magazzino e locali di servizio. La necessità estetica era quella di offrire la sensazione di superamento del “vecchio” a favore di una nuova e moderna città. Rossoni e Frighi rivisitano in questo progetto quando espresso nella stesura dei prospetti della fabbrica CAFIOC.

La ex “Calefo” prima dei restauri. Immagine tratta da Google.

L’immobile è stato recentemente ristrutturato dall’Amministrazione comunale di Tresignana che ha vinto un bando regionale destinato allo sviluppo delle infrastrutture per la competitività e il territorio. Nei nuovi locali sta per nascere una struttura di riferimento dell’area del Basso Ferrarese: un nodo di rete che vuole essere collaborazione tra università, scuole, sistema produttivo e associazioni. L’obiettivo è quello di fornire un supporto alla creazione d’impresa e di catalizzare le opportunità sociali e formative per il futuro.

Consorzio Agrario Cooperativo

Nome attuale :
Nome originale: Consorzio Agrario Cooperativo Provinciale

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: piazza Dei Mille

Anno di realizzazione: 1938
Progettista: ing. Carlo Frighi su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: Consorzio
Stile architettonico: Razionalista, Novecentismo

Interno visitabile: parzialmente in disuso e parzialmente utilizzato da ditte private
Note: il Consorzio Agrario Cooperativo è inserito in un itinerario dedicato in questa guida

L’ex “Consorzio agrario” di Tresigallo.

Come accadde per la via Del Mare, dove furono costruiti alcuni degli opifici che segnarono la trasformazione industriale della piccola Tresigallo, anche il trapezio di “circonvallazione” urbana, perfezionato dal ministro tresigallese Edmondo Rossoni, fu luogo deputato ad ospitare importanti strutture produttive. Tutte servite da una viabilità che facilitava i traffici con l’intera provincia ferrarese e non solo. L’industrializzazione fu la strada intrapresa da Rossoni per trasformare Tresigallo in città moderna e convogliare, anche se spesso in modo oscuro, ingenti finanziamenti. Il disegno economico era indirizzato all’industria di trasformazione di prodotti legati all’agricoltura del territorio.

Uno degli schizzi realizzati da Rossoni per la pianificazione urbana della nuova Tresigallo.

Proprio sul trapezio di viabilità urbana, affianco alla SAIMM (fabbrica di macchine agricole), sorse non certo casualmente il Consorzio Agrario Cooperativo Provinciale. L’importante complesso era composto essenzialmente da due edifici. Il primo conteneva la parte amministrativa e di vendita mentre l’altro era un capiente magazzino per lo stoccaggio dei cereali. Se il primo propone un’estetica pressoché tradizionale, il secondo assume l’onere di immergerci nell’architettura del Novecento. Nel moderno. Ispirato al Razionalismo, il magazzino ci propone però materiali classici. Interessanti sono le finte finestre a nastro verticali composte grazie a importanti lesene in cotto che le incorniciano a tutt’altezza. Le stesse lesene evidenziano il disegno delle strutture portanti. Da notare la sottile tettoia a sbalzo in cemento armato che sovrasta un marciapiede elevato a quota superiore per agevolare il carico sui mezzi di trasporto merci.

Sullo sfondo l’ex “Consorzio agrario”. A sinistra la ex ditta Saimm.

Sulla stessa arteria di “circonvallazione” urbana furono realizzate altre importanti fabbriche come CAFIOC, CALEFO e Federcanapa.

Saimm

Nome attuale : Ex Saimm
Nome originale: Saimm

Città: Tresigallo (FE)
Indirizzo: via Giordano Bruno 2

Anno di realizzazione: 1937
Progettista: geom. Gino Prampolini su idea di Edmondo Rossoni
Committenza: Saimm
Stile architettonico: Razionalismo

Interno visitabile: in parte pubblica attività
Note: SAIMM è inserita in un itinerario dedicato in questa app

Uno degli accessi all’azienda”Saimm” di Tresigallo.

Nel 1937 fu inaugurata a Tresigallo l’azienda del colosso modenese SAIMM (Società Anonima Industrie Metallurgiche Meccaniche). Il fondatore fu Adolfo Orsi, potente industriale creatore delle Acciaierie e fonderie di Modena, proprietario della Società anonima Tramways siciliani e della Società anonima Tramvie di Lombardia e Romagna. In quello stesso 1937 sarà nominato presidente della Maserati spa. Gli accordi con l’industriale per l’insediamento della fabbrica a Tresigallo furono presi direttamente dal potente ministro tresigallese Edmondo Rossoni, il fautore della trasformazione della piccola cittadina agricola in un centro industriale. A Tresigallo la SAIMM realizzerà soprattutto macchine agricole.

Immagine pubblicitaria della ditta “Saimm” costruttrice di macchine agricole a Tresigallo.

Il grande fabbricato dal disegno Razionalista fu costruito nell’area di sedime dell’ex cimitero che poco tempo prima era stato spostato in una posizione strategica della città. L’ingresso principale dell’opificio fu collocato su una delle rotatorie disegnate da Rossoni per la nuova urbanistica della città. L’anno successivo, sulla stessa rotatoria, verrà realizzato il Consorzio Agrario della Provincia di Ferrara.
L’edificio Saimm costeggia per un lungo tratto la strada sulla quale propone più entrate. La sua pianta era in origine composta dalla fabbrica vera e propria, dai magazzini, dagli uffici e dai parcheggi. Era inoltre presente una vasta area di corte oggi parzialmente coperta. La parte più interessante architettonicamente è sicuramente la porzione ad angolo arrotondato. Si tratta della parte abbandonata. Mentre altri volumi sono utilizzati da ditte private che ne hanno curato le ristrutturazioni.

La sede della ditta “Saimm” (Società Anonima Industrie Metallurgiche Meccaniche) a Tresigallo.

Interessanti sono le aperture singole sui fronti che, incorniciate in serie da una cordonatura in cotto, vanno a disegnare le finestre a nastro idealizzate dal Razionalismo. Anche la struttura vuole ricordare il Razionalismo con intonacature che vanno a simulare il cemento. In verità si tratta di muri portanti realizzati in cotto.

La sede della ditta “Saimm” (Società Anonima Industrie Metallurgiche Meccaniche) a Tresigallo.