Nome Attuale: Padiglione B
Nome Originale: Stabilimento Bagni
Città: Castrocaro Terme e Terre del Sole
Frazione: ambito urbano
Indirizzo: Viale Guglielmo Marconi, n.14/16
Anno di realizzazione: 1937 – 1940
Progettista: direttore artistico Tito Chini, progettista ing. Diego Corsani
Committente: Ispettorato Generale delle Aziende Patrimoniali dello Stato, Ufficio Tecnico Centrale del Demanio
Stile architettonico: Eclettismo littorio, Deco con richiami al Razionalismo
Interno visitabile: in parte
Elementi di rilievo: edificio catalogato dalla Soprintendenza come bene di interesse culturale; decorazioni ceramiche e marmoree; rivestimento cromatizzato ceramico

A Castrocaro l’uso terapeutico di acque e fanghi vanta natali assai remoti. Il primo stabilimento termale aprì ufficialmente il 1 Giugno 1851, riadattando un edificio esistente secondo criteri igienici e tipologici ritenuti allora innovativi. Per assistere alla nascita del primo nucleo degli attuali stabilimenti fu necessario attendere il 1884. Il disastro finanziario e la sopravvenuta preponderanza azionaria dell’INA, indussero il governo a mettere in liquidazione la Società delle Terme, ancora di proprietà privata (R. Decreto, L.09/07/1936 n.1665) e procedere alla demanializzazione dei beni costituenti il compendio dell’Azienda Termale di Castrocaro. L’Ispettorato Generale delle Aziende Patrimoniali dello Stato, nonostante avesse affidato la progettazione del Nuovo Compendio Termale all’Ufficio Tecnico Centrale del Demanio, nella figura dell’ingegnere capo Diego Corsani, ritenne conveniente accostare alla figura tecnica un consulente artistico che potesse occuparsi miratamente delle decorazioni interne ed esterne, dell’allestimento e dell’arredo dei locali di nuova costruzione, con una particolare attenzione alla direzione della parte architettonica. Venne scelto Tito Chini, direttore artistico delle Fornaci Chini di Borgo San Lorenzo (FI). Il piano governativo che venne elaborato (1936-1937), prevedeva la costruzione di tre fabbricati: lo Stabilimento Balneare, il Grande Albergo, il Padiglione dei Divertimenti.
Tito Chini provvide già nel 1937 ad uno dei tanti “disegni architettonici”, una prospettiva completa dell’insieme di Stabilimento e Grande Albergo. l’impianto distributivo tipicamente razionalista venne mantenuto, arricchendolo con gli apparati decorativi ancora in opera sui prospetti nord, est ed ovest, e nell’atrio. L’atrio di ingresso, anticipato da breve portico in ordine gigante e coronato da splendide metope dedicate all’acqua curatrice, si presenta ancora oggi come uno straordinario ambiente di sosta, a doppio volume, controllato nei minimi dettagli: mosaici pavimentali, velari decorati, balaustre, serramenti, mobili, tessuti, in piena armonia con i due grandi pannelli lignei posti sulle pareti laterali.

La pianta costruita vedeva in opera 3 livelli fuori terra ed un piano interrato destinato a servizio dell’attività riabilitativa/accoglienza già ai piani superiori: il tutto collegato da due scaloni simmetrici rispetto al vano d’atrio, sostanzialmente distribuiva i vani destinati alle cure a piano terreno mentre ai due livelli superiori erano situate camere con bagno per l’accoglienza o la degenza degli ospiti. Precisamente, dall’atrio di ingresso si aveva accesso diretto a n. 47 cabine da bagno e fangatura, che potevano essere raggiunte direttamente dalle camere ai piani superiori del fabbricato. Lo Stabilimento Bagni venne aperto senza essere completato, già nel giugno del 1938, ed ancora nel 1939 il Chini descriveva all’ingegner Corsani, con nuovi disegni, variazioni ed ipotesi per i fronti su via Conti. In questo caso, il tentativo fu quello di restituire anche a questa parte omogeneità con gli altri tre fronti del fabbricato, impreziositi da motivi ceramici e partizioni architettoniche chiare e leggibili. Avvenne però che, in parte per il rapido modificarsi delle condizioni economico – politiche del paese (e di conseguenza la probabile accelerazione delle altre parti in sospeso sull’intera area), in parte per la presenza, su quel fronte, di preesistenze atipiche, l’intero fronte insistente sulla via Conti venne sostanzialmente “abbandonato”.

Non si è trovato riscontro di testimonianze dirette, o scritte, del periodo di effettiva demolizione di una ciminiera e del sottostante locale caldaie: pare chiaro che se è possibile verificarne la presenza nel primo dopoguerra e fino alla completa riapertura dello stabilimento (1961), è desumibile che detta demolizione sia avvenuta nel periodo trascorso fra la riapertura e le variazioni occorse all’intero Padiglione, ovvero nel corso degli anni ’70 del 900.
Le sostanziali variazioni relative all’originale versione del 1938, sono riassumibili nella costruzione di un volume interno alla corte, accessibile sia dal livello interrato che dal piano terra: contestualmente, parte del livello interrato venne attrezzata per ospitare ulteriori vani a servizio dei curandi, con particolare riferimento a terapie in acqua. Internamente al fabbricato, sono poi numerose altre variazioni di piccolo calibro, non relative ai fronti né alla volumetria complessiva.