Nome attuale: Grand Hotel Castrocaro
Nome originale: Grand Hotel delle Terme
Città: Castrocaro Terme e Terre del Sole (FC)
Frazione: ambito urbano
Indirizzo: Viale Guglielmo Marconi, n.14/16
Anno di realizzazione: 1939 – 1943
Progettista: direttore artistico Tito Chini, progettista ing. Diego Corsani
Committente: Ispettorato Generale delle Aziende Patrimoniali dello Stato, Ufficio Tecnico Centrale del Demanio
Stile architettonico: Modernismo con forti richiami al Razionalismo
Interno visitabile: in parte
Note: edificio catalogato dalla Soprintendenza come bene culturale. Decorazioni ceramiche e marmoree. Accessi fronte strada e parco delle Terme. Terrazza a loggia rivolta al parco. Sala ricevimenti, scalone centrale. Dispositivi luminosi di Venini (Murano, VE)

A Castrocaro l’uso terapeutico di acque e fanghi vanta natali assai remoti. Il primo stabilimento termale fu aperto ufficialmente il 1 Giugno 1851, riadattando un edificio esistente secondo criteri igienici e tipologici ritenuti allora innovativi. Per assistere alla nascita del primo nucleo degli attuali stabilimenti fu necessario attendere il 1884. Il disastro finanziario e la sopravvenuta preponderanza azionaria dell’INA, indussero il governo a mettere in liquidazione la Società delle Terme, ancora di proprietà privata (R. Decreto, L.09/07/1936 n.1665) e procedere alla demanializzazione dei beni costituenti il compendio dell’Azienda Termale di Castrocaro. L’Ispettorato Generale delle Aziende Patrimoniali dello Stato, nonostante avesse affidato la progettazione del Nuovo Compendio Termale all’Ufficio Tecnico Centrale del Demanio, nella figura dell’ingegnere capo Diego Corsani, ritenne conveniente accostare alla figura tecnica un consulente artistico che potesse occuparsi miratamente delle decorazioni interne ed esterne, dell’allestimento e dell’arredo dei locali di nuova costruzione, con una particolare attenzione alla direzione della parte architettonica. Venne scelto Tito Chini, direttore artistico delle Fornaci Chini di Borgo San Lorenzo (FI). Il piano governativo che venne elaborato (1936-1937), prevedeva la costruzione di tre fabbricati: lo Stabilimento Balneare, il Grande Albergo, il Padiglione dei Divertimenti.

E’ del giugno del 1939 la visita ufficiale in cantiere di Benito Mussolini. In quell’occasione stabilì di raddoppiare l’estensione del parco e di trasformare la Pensione delle Terme in un lussuoso Grand Hotel. Il Grande Albergo era già previsto con una conformazione a due ali ad “L”: la minore in tangenza allo Stabilimento Termale e quella più lunga, terminante in una forma semi circolare, in aderenza alla strada Nazionale, a costituire una vera e propria quinta urbana. Nel novembre del 1939, con l’ulteriore qualifica di “Consulente Artistico dell’Ufficio Tecnico Erariale di Forlì”, Tito Chini imponeva al progetto originale del Grand Hotel del 1937 nuovi disegni e modifiche. In particolare venne aggiunto all’edificio un ulteriore piano, la splendida terrazza-loggia verso il parco, la torre dell’acqua, il disegno di una nuova testata d’angolo con ingresso, posizionata all’incrocio fra la via Nazionale e la via Conti (allora, via Del Ponte).
La costruzione del nuovo fabbricato, iniziata nel 1939 fra numerose difficoltà dovute alle condizioni del terreno di fondazione troppo argilloso e saturo d’acqua, riprese agli inizi del 1940 e con l’impiego di materiali autarchici, in consonanza con gli ormai completati Padiglione delle Feste e Stabilimento Bagni: travertino e cotto delle locali fornaci, sistemi costruttivi tradizionali, cemento armato quando strettamente necessario. La differenziazione dei prospetti venne risolta dall’uso di un rivestimento cromatizzato e di tipo ceramico verso il parco (prospetto est), di tipo più monumentale verso il costruito urbano preesistente, in contrappunto con il vicino Palazzo Piancastelli, anch’esso restaurato ed ammodernato dallo stesso Chini in quegli anni. La costruzione proseguì fino agli ultimi mesi del 1943, quando le vicende belliche determinarono l’arresto forzoso delle opere in corso, con il licenziamento di tutte le maestranze e dello stesso Chini. A quel tempo il Grand Hotel aveva definito il suo involucro esterno, gli ambienti di rappresentanza del piano terra necessari al Regime, l’appartamento “speciale” per il Capo del Governo (a piano terzo) ed alcune camere del primo livello, fra le 160 potenziali.

Degli allestimenti originari, ed in particolare di quanto predisposto per l’appartamento speciale per il Capo del Governo (indicato come “Ammobiliamento Duse”), restano alcune immagini e le dettagliate relazioni di progetto dello stesso Chini, in cui venivano annotati tutti i dettagli e relative provenienze. Dalla ditta Venini di Murano, già ampliamente onorata nel Padiglione delle Feste, provenivano le plafoniere a paniere, i lumi da tavolo, i posacenere, i serviti di bicchieri: i colori dell’appartamento variavano dal verde scuro del feltro per il pavimento dell’ingresso al celeste pallido dei sottofondi dei serviti, al verde giada dei cristalli del servito toilette, al verde salvia, al salmone ed al testa di moro dei soprammobili. I quadri appesi alle pareti si distinguevano in varie stampe sacre, due stampe del Piranesi, decorazioni ad affresco ed alcuni quadri dello stesso Chini.